Endoscopia
L'idea dell'impiego di strumenti endoscopici in campo urologico risale a tempi assai antichi, tanto che già i Romani fecero dei tentativi, peraltro infruttuosi, di visualizzare l'interno della vescica.
Fu però soltanto nei primi anni dell'Ottocento che venne messo a punto il primo endoscopio vescicale.
Fu Philippe Bazzini, tra il 1803 ed il 1808, a realizzarlo, con l'ausilio di un semplice tubo d'argento illuminato, alla sua estremità prossimale,, dalla luce di una candela, riflessa verso il basso da uno specchio.
Tuttavia sia la scarsa illuminazione che lo scarso campo visivo facevano sì che tale strumento risultasse di scarso aiuto, per non dire totalmente inadeguato, per l'esplorazione dell'uretra e della vescica.
In duecento anni, quelli intercorsi tra la realizzazione del primo endoscopio di Bazzini ed oggi, i progressi tecnici sono stati enormi e, per taluni versi, addirittura incredibili.
La moderna strumentazione consente l'esplorazione, non solo a scopo diagnostico ma anche a scopo operativo, praticamente di ogni angolo delle vie escretrici urinarie, dall'uretra fino alle cavità renali, grazie anche all'introduzione degli endoscopi flessibili.
Inoltre la possibilità di usufruire di telecamere per l'endoscopia e di visualizzare le immagini sul monitor hanno ancor più sviluppato le indicazioni all'uso dell'endoscopia in campo urologico, sia perché ingrandendo l'immagine consentono la realizzazione di interventi di notevole perfezione, sia perché, permettendo al chirurgo di assumere posizioni di lavoro comode, consentono all'operatore di lavorare in condizioni ottimali.
Così alcune patologie come l'ipertrofia prostatica benigna, la calcolosi vescicale, le neoformazioni vescicali, limitatamente a quelle superficiali, e le stenosi uretrali di prima osservazione trovano nell'endoscopia la loro indicazione elettiva.